Mentre i cannoni tuonano e i diplomatici si affannano a costruire una pace impossibile, a Kiev è caduta una testa che contava più di qualsiasi ministro. Non è un generale, non è un politico eletto: è Andriy Yermak, l'uomo nell'ombra che per anni ha mosso i fili della politica ucraina. Il suo arresto non è una notizia di cronaca giudiziaria. È un terremoto geopolitico travestito da processo per corruzione. Chi era davvero Yermak, un ex produttore cinematografico, aveva contribuito a orchestrare l'improbabile ascesa di Zelensky da attore che interpretava un presidente immaginario in tv a leader di un paese in guerra. Un percorso che dice già tutto sul tipo di potere che si era costruito: non quello delle urne, ma quello delle relazioni, dei canali informali, dei telefoni che squillano quando nessuno guarda.
La sua influenza era spesso maggiore di quella di un ministro
Era in grado di condizionare l'approvazione delle leggi, presenziava agli incontri internazionali e gestiva molte delle decisioni esecutive. In breve, l'ex capo di gabinetto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a lungo il secondo uomo più potente del Paese. Yermak ha anche svolto un ruolo chiave nella politica estera, fungendo da collegamento con i funzionari statunitensi nei negoziati di pace con la Russia. Era lui a Gedda in Arabia Saudita, lui a Ginevra con Rubio e Witkoff, lui a Washington con i lobbisti. La delegazione ucraina era guidata da Andriy Yermak, che negli ultimi anni era diventato il volto più riconoscibile della diplomazia ucraina, arrivando con la postura di chi sa che ogni parola porta un peso strategico.
Il crollo: ville di lusso mentre la Russia avanzava
Nei confronti dell'ex capo di gabinetto di Zelensky l'accusa è di riciclaggio di denaro in relazione alla costruzione di un complesso residenziale di lusso alla periferia di Kiev. In particolare la Procura anticorruzione sostiene che oltre 460 milioni di grivne (8,89 milioni di euro) siano stati riciclati attraverso il progetto noto come "Dynasty" nel corso di diversi anni, utilizzando una rete di società di comodo, transazioni in contanti e documenti finanziari fittizi. Il dettaglio che fa più impressione è cronologico. Il 15 febbraio 2022, 9 giorni prima dell'invasione russa, l'allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden affermava in un discorso che 150.000 soldati di Mosca erano schierati lungo il confine, pronti a superarlo. Secondo NABU e SAPO, il giorno dopo Yermak era preso da altro: il 16 febbraio l'allora capo staff di Zelensky scriveva a un architetto per sapere come stesse andando la realizzazione degli interni della sua villa. Mentre il mondo tratteneva il respiro davanti alla minaccia di guerra, il numero due di Kiev pensava ai rendering della sala da pranzo. Tra le persone con le quali non dovrà avere interlocuzioni ci sono Oleksiy Chernyshov, ex vicepremier già proprietario dei terreni su cui è stato edificato il resort "Dynasty", e Timur Mindich, ex socio di Zelensky ai tempi della carriera televisiva, ritenuto dagli inquirenti il capo dell'organizzazione che avrebbe riciclato tangenti per 100 milioni di dollari incassate nei settori di energia e difesa. Secondo l'ipotesi accusatoria Yermak, Chernyshov e Mindich sono rispettivamente "R2", "R3" e "R4", ovvero i nickname con i quali nelle chat intercettate venivano indicati i proprietari delle ville del resort.
La sentenza: in cella perché non ha i soldi per la cauzione
La Corte suprema anticorruzione di Kiev ha optato per una misura cautelare nei confronti dell'ex capo dell'ufficio del Presidente, Andriy Yermak, consistente nella detenzione con possibilità di cauzione fino a 140 milioni di grivne, oltre 2 milioni e 700 mila euro. La risposta di Yermak è surreale nella sua ironia involontaria. Ha detto che rimarrà dietro le sbarre perché non può pagare la cauzione: "Non ho quel tipo di denaro per la cauzione. In questo momento il mio avvocato starà lavorando con amici e conoscenti. Nego ogni accusa. Non ho nulla da nascondere, e presenterò ricorso." L'uomo accusato di aver riciclato quasi 9 milioni di euro in ville da mille metri quadri l'una dice di non avere 2,7 milioni di euro per la cauzione. Il presidente Zelensky intanto tace sul caso e sulle accuse contro Yermak, che era stato il suo alleato più fidato e il "numero due" dell'Ucraina.
Il tentativo di silenziare i giudici: la storia che nessuno racconta abbastanza
Prima ancora dell'arresto, c'è una storia che illumina tutto il resto. Il presidente Zelensky, il 22 luglio 2025, aveva firmato un disegno di legge che avrebbe revocato l'autonomia delle agenzie chiave: il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) e la Specialized Anti-Corruption Prosecutor's Office (SAPO). Yermak è stato riportato come la forza trainante del tentativo dell'amministrazione di smantellare le agenzie anticorruzione ucraine l'anno scorso, una mossa che ha provocato una rapida reazione in patria e all'estero, incluse proteste di massa. In altre parole: il governo ha provato a neutralizzare i giudici che lo stavano indagando. Centinaia di ucraini hanno manifestato in diverse città per protestare contro il tentativo del governo di limitare l'indipendenza dei cani da guardia anticorruzione. Per i cittadini che sono scesi in piazza per due giorni di fila, per la prima volta dall'inizio dell'invasione russa, sfidando apertamente i divieti imposti dalla legge marziale in vigore dal 2022, il capo dello Stato aveva superato il "punto di non ritorno". L'Unione Europea ha dichiarato che avrebbe congelato 1,7 miliardi di dollari, un terzo del suo ultimo pacchetto di aiuti all'Ucraina, a causa della nuova legge. Solo allora Zelensky ha fatto marcia indietro.
Washington, la leva e il grande gioco
Qui la storia si fa più complessa, e più interessante. Le ultime accuse arrivano mentre l'Ucraina è ancora dipendente dagli aiuti finanziari occidentali, condizionati in parte alle riforme anticorruzione. Ma c'è un elemento che i media mainstream tendono a glissare: l'uscita di scena di Yermak significa che il presidente USA Donald Trump avrà meno ostacoli in Ucraina, secondo The American Conservative. Yermak era stato il "modificatore" del piano di pace per l'Ucraina in 28 punti di Trump. La sua assenza apre la porta a possibili concessioni da Kiev. Fu il capo dell'ufficio a consigliare a Zelensky di cercare quell'incontro disastroso nello Studio Ovale con Trump, e fu lui a suggerire di consegnare al presidente americano una raccolta di fotografie di prigionieri di guerra emaciati, il che fece fallire l'incontro. Il quotidiano britannico sostiene che, dopo questo incontro alla Casa Bianca, i funzionari dell'amministrazione Trump abbiano iniziato a consigliare a Zelensky di licenziare il suo capo di gabinetto. La sonda ha anche portato Rustem Umerov, capo del Consiglio di sicurezza nazionale e della difesa dell'Ucraina, nel mirino delle autorità. Umerov, che fino all'anno scorso era ministro della difesa dell'Ucraina, è il principale rappresentante di Zelensky negli sforzi diplomatici guidati dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra della Russia contro l'Ucraina. Anche lui è stato interrogato come testimone. Il cerchio si stringe.
La narrativa dell'unità che si sgretola
Lo scandalo è emerso in un momento particolarmente delicato per l'Ucraina, mentre Kiev continua a fare pressione per ottenere il sostegno militare e finanziario dei suoi alleati in Europa occidentale e Nord America. L'indagine è profondamente imbarazzante per il leader ucraino mentre spinge per l'ammissione del suo Paese nell'Unione Europea, un processo che richiederà probabilmente anni. La corruzione endemica è uno degli ostacoli che rallentano l'ammissione dell'Ucraina. Eppure c'è chi vuole leggere tutto questo come una buona notizia. Alcuni parlamentari, inclusi membri del partito governativo Servo del Popolo di Zelensky, hanno visto un lato positivo nel caso contro Yermak, dicendo che serviva come segnale incoraggiante della lotta alla corruzione in Ucraina. "I partner vedono che l'Ucraina ha un sistema anticorruzione indipendente che sta svolgendo la sua funzione", ha detto Oleksandr Merezhko, capo del comitato parlamentare per gli affari esteri. È la narrativa più comoda: tutto funziona, le istituzioni reggono, la democrazia è viva. Ma questa lettura dimentica che quelle stesse istituzioni sono state attaccate dal governo pochi mesi fa, che l'indagine ha sfiorato il capo della difesa e il principale negoziatore di pace, e che Zelensky non ha ancora detto una parola.
Il sismografo ha già parlato
L'arresto di Yermak non è la fine di una storia. È l'inizio di una resa dei conti che si svolgerà su più livelli: giudiziario, diplomatico, politico. La domanda che nessuno vuole fare ad alta voce è questa: se il numero due dell'Ucraina stava riciclando milioni in ville di lusso mentre i soldati morivano al fronte, chi altri lo sapeva? E chi aveva interesse a proteggerlo, fino a quando non ha smesso di essere utile? Il caso ha trascinato l'ombra della corruzione più vicino al presidente ucraino come mai prima. L'Ucraina è un paese in guerra. Ma anche un paese dove il potere si compra, si vende e si protegge — esattamente come altrove. Riconoscerlo non significa tradire Kiev. Significa smettere di trattare la verità come un lusso che non possiamo permetterci in tempo di guerra.
Fonti utilizzate: - Sky TG24 — Ucraina, arrestato Andriy Yermak ex braccio destro di Zelensky (14 maggio 2026) - Il Fatto Quotidiano — Yermak arrestato: l'ex braccio destro di Zelensky in prigione (14 maggio 2026) - Il Post — L'ex capo di gabinetto del presidente ucraino Zelensky, Andriy Yermak, è stato accusato di riciclaggio di denaro (12 maggio 2026) - Al Jazeera — Key Zelenskyy aides under corruption cloud: What are they accused of? (13 maggio 2026) - Al Jazeera — Zelenskyy's ex-chief of staff appears in court in money-laundering case (13 maggio 2026) - Euronews — Zelenskyy's former chief of staff in custody amid major corruption investigation (14 maggio 2026) - Kyiv Independent — Zelensky's former second-in-command, Yermak, charged in major corruption probe (2026) - Ukrainska Pravda — Zelenskyy's former top aide Yermak on arrest and bail (14 maggio 2026) - PBS NewsHour — Zelenskyy's ex-chief of staff a suspect in a money-laundering probe (2026) - Carnegie Endowment for International Peace — Zelensky Must Restore Trust Amid Ukraine's Corruption Scandal (2026) - Al Jazeera — Why did Zelenskyy try to curb autonomy of Ukraine's anti-graft agencies? (luglio 2025) - Human Rights Watch — Ukraine: New Law Undercuts Independence of Anti-Corruption Bodies (luglio 2025) - Harvard Ukrainian Research Institute — Zelensky's Anti-Corruption Missteps: Experts Respond (2025) - Il Sole 24 Ore — From Rubio to Yermak: protagonists of the Ukraine-US-EU summit (novembre 2025) - Vietato Parlare — Yermak sotto indagine, le fabbriche europee nel mirino (2026)