Chiamarlo "fallimento" è già una bugia. È una bugia comoda, elegante, che assolve tutti e non spiega nulla. Ma quando un sistema produce esattamente il risultato che la sua logica interna prevedeva, non si chiama fallimento: si chiama conseguenza. Il 2 giugno 2026, Haaretz — il più autorevole quotidiano israeliano di sinistra liberale — ha pubblicato un articolo della politologa Dahlia Scheindlin che squarcia il velo sulla narrativa dominante post-7 ottobre. Un genere emergente di libri disseziona meticolosamente i fallimenti del governo e dell'intelligence israeliana che hanno preceduto l'attacco di Hamas del 7 ottobre. Eppure, tutte queste analisi aggirano sistematicamente il blocco ventennale di Gaza da parte di Israele e la strategia a lungo termine che ha consentito l'ascesa di Hamas. Non è un'accusa marginale. Viene dall'interno del sistema israeliano. Ed è l'ennesima conferma di qualcosa che i media occidentali mainstream hanno scelto, con grande cura, di non raccontare.

La scena del crimine che nessuno vuole esaminare

Facciamo un passo indietro. Dopo il 7 ottobre 2023, il mondo ha assistito a una produzione industriale di analisi sul "fallimento dell'intelligence". Commissioni parlamentari, libri, podcast, editoriali. Tutti concordi su una cosa: Israele è stato sorpreso, il suo sistema di sicurezza ha fallito, il "concetto" — la convinzione che Hamas fosse deterrito — è crollato. È una storia rassicurante. Perché implica che il sistema funzionasse, ma che qualcosa sia andato storto. Un incidente. Una distrazione. Una sottovalutazione. Ma cosa succede se il sistema funzionava esattamente come progettato? Yuval Diskin, capo del servizio di sicurezza interno Shin Bet dal 2005 al 2011, dichiarò a Yedioth Ahronoth nel gennaio 2013: "Se guardiamo agli ultimi anni, una delle persone che più ha contribuito al rafforzamento di Hamas è stato Bibi Netanyahu, sin dal suo primo mandato come primo ministro." Non è un'accusa di un attivista pro-palestinese. È il capo dell'intelligence interna israeliana. Detto nel 2013. Dieci anni prima del 7 ottobre.

La strategia che non si doveva nominare

La logica è semplice, documentata e — soprattutto — confessata dagli stessi protagonisti. Per anni, i vari governi guidati da Benjamin Netanyahu hanno adottato un approccio che divideva il potere tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, portando il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas in ginocchio, mentre compivano mosse che sostenevano il gruppo terroristico Hamas. L'idea era impedire ad Abbas — o a chiunque altro nel governo dell'Autorità Palestinese in Cisgiordania — di avanzare verso la creazione di uno Stato palestinese. Così, nel tentativo di indebolire Abbas, Hamas fu promosso da semplice gruppo terroristico a organizzazione con cui Israele conduceva negoziati indiretti tramite l'Egitto, e a cui era consentito ricevere iniezioni di denaro dall'estero. Il meccanismo era preciso. Il generale israeliano in pensione Shlomo Brom ha descritto la logica della posizione di Netanyahu: "Un modo efficace per impedire una soluzione a due Stati è dividere la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania." Se l'estremista Hamas governava Gaza, allora l'Autorità Palestinese — già compromessa — sarebbe stata ulteriormente indebolita. Nel 2015, Bezalel Smotrich, oggi ministro delle finanze nel governo Netanyahu, ha sintetizzato la strategia affermando: "L'Autorità Palestinese è un peso. Hamas è un asset." Non sono illazioni. Sono dichiarazioni pubbliche, agli atti, fatte da figure centrali dello Stato israeliano. A una conferenza del partito Likud nel 2019, Netanyahu disse: "Chiunque voglia ostacolare la creazione di uno Stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di Hamas e il trasferimento di denaro ad Hamas. Questo fa parte della nostra strategia: isolare i palestinesi di Gaza dai palestinesi della Cisgiordania." Più esplicito di così.

I soldi, le valigie, il Qatar

Non si tratta solo di parole. Il governo israeliano avrebbe approvato il trasferimento di circa un miliardo di dollari dal Qatar a Gaza, metà dei quali destinati direttamente a Hamas, compresa la sua ala militare. Secondo l'inchiesta, questa politica trasformò Hamas da un gruppo minore a un esercito ben organizzato, composto da unità d'assalto capaci di compiere massacri efferati. Israele ha permesso a valigie contenenti milioni di dollari in contanti del Qatar di entrare a Gaza attraverso i propri valichi di frontiera dal 2018, al fine di mantenere la fragile tregua con i governanti di Hamas nella Striscia. Il Times of Israel — testata tutt'altro che ostile al governo — lo scrisse già l'8 ottobre 2023, il giorno dopo l'attacco. Il governo Netanyahu avrebbe sostenuto indirettamente Hamas, favorendo il flusso di fondi dal Qatar verso Gaza. L'obiettivo dichiarato era evitare una crisi umanitaria, ma secondo fonti interne quei finanziamenti avrebbero contribuito a rafforzare militarmente Hamas.

Il blocco: la fabbrica del consenso per Hamas

C'è un altro capitolo che la "letteratura del fallimento" ignora: il blocco di Gaza. Dopo le elezioni legislative palestinesi del 2006 e la battaglia di Gaza del 2007, sia l'Egitto che Israele aumentarono il controllo ai valichi di frontiera con Gaza. Fu imposto un blocco sul territorio, che vietava tutte le esportazioni, consentendo solo beni sufficienti a evitare una crisi umanitaria o di salute. Il risultato? Il blocco militare israeliano intrappolava oltre 1.400.000 uomini, donne e bambini palestinesi in un'area che misura appena 40 chilometri di lunghezza e 5 di larghezza. La disoccupazione di massa, l'estrema povertà e l'aumento dei prezzi che ne sono derivati rendevano quattro abitanti di Gaza su cinque dipendenti dagli aiuti umanitari. In quanto costituisce una forma di punizione collettiva, il blocco israeliano nei confronti di Gaza è un'evidente violazione del diritto internazionale. La quasi completa segregazione di Gaza sia da Israele che dalla Cisgiordania rafforzò il monopolio del potere di Hamas. Il potenziamento di Hamas fu il risultato dell'impegno di Israele nella frammentazione politica palestinese. In ossequio a questo impegno, Netanyahu rafforzò Hamas con iniezioni di denaro. Per quasi due decenni, Hamas governò così su una società senza speranza e soffocata — terreno fertile per la sua ideologia. Questo non è un giudizio di parte. È l'analisi del Century Foundation, un think tank americano centrista. Gaza come incubatrice. Il blocco come catalizzatore. Hamas come prodotto — almeno in parte — di una scelta deliberata.

La domanda che nessuno fa

Lo storico israeliano Adam Raz, ricercatore all'Istituto Akevot per la ricerca sul conflitto israelo-palestinese, ha scritto un libro sull'argomento. La sua conclusione è netta: secondo Raz, la priorità di Netanyahu non è mantenere la sicurezza di Israele, ma piuttosto impedire qualsiasi reale possibilità di risolvere il conflitto attraverso la divisione della terra, la fine dell'occupazione, o una soluzione a due Stati. L'establishment della sicurezza israeliana aveva ripetutamente avvertito Netanyahu che Hamas si stava preparando per il prossimo round di combattimenti. Nel corso del 2023, ricevette diversi avvertimenti specifici che Hamas stava pianificando di lanciare un attacco contro Israele per uccidere e rapire persone. Ma nessuno, incluso Netanyahu, pensava che sarebbe stato così grande. Ecco la vera domanda: se sapevi che Hamas si stava armando, se stavi facilitando i finanziamenti, se la tua strategia esplicita era mantenerlo al potere per bloccare ogni processo di pace — di chi è la responsabilità politica di ciò che è accaduto? Eppure il semplice fatto che ci sia stata una stretta cooperazione tra il primo ministro israeliano e l'organizzazione fondamentalista sembra essere svanito dalla maggior parte delle analisi attuali — tutti parlano di "fallimenti", "errori" e "concetti fissi". Alla luce di ciò, non è solo necessario ripercorrere la storia di questa cooperazione, ma anche trarre una conclusione inequivocabile: il pogrom del 7 ottobre 2023 aiuta Netanyahu — e non è la prima volta — a mantenere il potere. Il 18 luglio 2024, il parlamento israeliano ha approvato una risoluzione che respingeva la creazione di uno Stato palestinese. La risoluzione è passata alla Knesset con 68 voti a favore e nove contrari. La coalizione di Netanyahu con i partiti di estrema destra ha co-sponsorizzato la risoluzione. Dopo il 7 ottobre. Mentre Gaza bruciava. La finzione del fallimento Secondo Haaretz, i verbali esaminati dimostrano che Netanyahu ha mentito, distorto e omesso fatti nella sua versione degli eventi del 7 ottobre e del processo decisionale che ha portato al fallimento dell'intelligence, che ha pubblicato in un documento declassificato di 55 pagine. Questo è il cuore del problema. Non un fallimento dell'intelligence nel senso tecnico del termine. Ma una narrazione costruita per proteggere una strategia politica che ha prodotto esattamente ciò che era prevedibile produrre: un'entità armata, radicalizzata, senza prospettive politiche, rinchiusa in una prigione a cielo aperto, con il dito sul grilletto. Il "paradigma" non è crollato il 7 ottobre. Non c'è mai stato un paradigma coerente di sicurezza. C'era una copertura ideologica per scelte politiche deliberate. E quella copertura — la narrativa del "fallimento" — è il secondo atto della stessa operazione. Chiamare "fallimento" ciò che è la conseguenza logica di una strategia ventennale non è analisi. È assoluzione. E noi — stampa, opinione pubblica, governi occidentali — siamo stati complici nel ripeterla.

Fonti utilizzate - Haaretz, Dahlia Scheindlin, *"The Paradigm That Led to Oct. 7 Didn't Collapse, It Was Fiction From the Start"*, 2 giugno 2026 - Haaretz, *"Inside Netanyahu's Distorted Protocols: Debunking His October 7 Narrative"*, febbraio 2026 - Times of Israel, *"For years, Netanyahu propped up Hamas. Now it's blown up in our faces"*, 8 ottobre 2023 - +972 Magazine, *"The not-so-secret history of Netanyahu's support for Hamas"*, novembre 2024 - The Nation, *"Why Netanyahu Bolstered Hamas"*, dicembre 2023 - Analyst News, *"How Israel helped prop up Hamas for decades"*, ottobre 2023 - Century Foundation, *"Two States, Together: An Alternative Vision for Palestinians and Israelis"*, gennaio 2025 - Wikipedia Italia, *"Supporto di Israele ad Hamas"* - Wikipedia Italia, *"Blocco della Striscia di Gaza"* - Amnesty International Italia, *"Gaza soffoca a causa del blocco israeliano"* - Meer.com, *"Israele sapeva?"*, agosto 2025 - Il Giornale d'Italia, *"Breve storia dell'alleanza tra Netanyahu e Hamas"*