C'è un modo elegante per dire che hai chiuso gli occhi per tre anni: si chiama "rafforzamento del sistema". Il governo britannico ha annunciato nuovi controlli più severi sulle licenze di esportazione per le aziende che commerciano con paesi vicini alla Russia. Una buona notizia, in apparenza. Ma chi ha letto tra le righe sa che ogni nuova misura è, implicitamente, la confessione di una precedente omissione.

Il copione è già visto

Dal febbraio 2022, il Regno Unito ha implementato un sistema esteso di sanzioni e controlli sulle esportazioni per limitare l'accesso russo ai beni critici e alle tecnologie necessarie a sostenere le operazioni militari. Londra si è presentata al mondo come paladina della linea dura. Oltre 20 miliardi di sterline di commercio britannico con la Russia sono oggi sanzionati, e gli scambi diretti tra i due paesi sono crollati a minimi storici. Fin qui, la narrativa ufficiale. Poi arriva la realtà. La Russia ha continuato a procurarsi beni militari, a duplice uso e tecnologie critiche attraverso paesi terzi, facendo ricorso a tattiche ingannevoli come rotte di spedizione indirette, falsificazione dell'uso finale delle merci e reti di elusione professionali. Questo non lo dice un blogger di controinformazione. Lo scrive il governo britannico stesso, nella sua guida ufficiale per le aziende esportatrici.

Le rotte del silenzio: Armenia, Georgia, Kazakhstan

La triangolazione è semplice quanto efficace. Questa è la schema più frequente per aggirare le sanzioni: l'esportazione di migliaia di prodotti è vietata verso la Russia, ma non verso i suoi partner commerciali o i paesi con cui intrattiene relazioni amichevoli, che diventano la porta di servizio attraverso la quale continuare a fare affari. I numeri parlano da soli e sono stati visibili da subito. Armenia e Georgia sono uscite dal primo anno di conflitto con economie in crescita a doppia cifra: nel 2022 il PIL armeno è salito del 12,6% e quello georgiano del 10,1%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Il balzo di entrambe le economie è dovuto all'intensificarsi dei rapporti commerciali e finanziari con Mosca, avvantaggiandosi dello stato di isolamento inflitto alla Russia dalle varie ondate sanzionatorie dei governi occidentali. Non era un segreto. Era scritto nei dati doganali, nei rapporti delle banche centrali, nelle analisi degli istituti di ricerca. Nel febbraio 2023, ad un anno dall'inizio della guerra, il PIL armeno era cresciuto del 12,6% in un anno, possibile risultato del fatto che l'Armenia aveva intercettato una parte consistente di quello che in precedenza era il commercio tra UE e Russia. In Armenia ci sono diverse società che si scambiano le merci, così alcuni articoli finiscono per essere registrati come armeni. In questo modo evitano problemi doganali alla frontiera quando li esportano in Russia tramite una terza società. I proprietari russi aprono aziende locali, mettono a capo direttori del posto, pagano le tasse. Tutto legale, almeno in superficie. Il meccanismo è stato documentato anche in Italia: secondo IrpiMedia, dal 2022 oltre 6.254 fucili e 1.107.600 cartucce, prodotti da aziende italiane o controllate da Beretta, sono giunti in Russia tramite triangolazioni con paesi come Armenia, Kazakhstan e Kirghizistan. E ancora: il valore delle esportazioni di pistole e fucili made in Italy verso Armenia e Kirghizistan è aumentato, tra il 2021 e il 2023, del 1.133%. Londra sapeva. E aspettava. Questo è il punto che i grandi media sorvolano. Solo il 7 gennaio 2025, l'Office of Trade Sanctions Implementation (OTSI), parte del Dipartimento per il Commercio e il Business britannico, ha pubblicato una guida per aiutare gli esportatori UK a capire come avviene l'elusione delle sanzioni russe e minimizzare il rischio di facilitarla involontariamente. Quasi tre anni dopo l'invasione. Secondo questa guida, per aggirare le restrizioni commerciali britanniche, la Russia si affida sempre più a intermediari in paesi terzi, tra cui Armenia, Cina, India, Israele, Kazakhstan, Kirghizistan, Malaysia, Mongolia, Serbia, Thailandia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Vietnam — paesi con livelli variabili di applicazione delle sanzioni e, in alcuni casi, confini terrestri con la Russia, il che li rende hub attraenti per il commercio illecito. Questi paesi erano già noti come hub di riesportazione nel 2022. Eppure la guida ufficiale per gli esportatori è arrivata nel 2025. E i nuovi controlli sulle licenze arrivano nel 2026. Nel frattempo, nonostante le sanzioni abbiano portato a una contrazione del PIL russo del -2,1% nel 2022, nel 2023 la crescita economica russa ha superato quella statunitense ed europea, con un aumento del PIL del 3,6%. L'efficacia delle sanzioni occidentali è diminuita con il tempo, a fronte della capacità russa di trovare soluzioni e mercati alternativi, specialmente in Cina, India e Turchia.

La narrativa ufficiale inquadra questa notizia come prova che il meccanismo funziona e si aggiusta. Ma c'è una domanda che nessuno fa apertamente nelle conferenze stampa di Londra: chi ha guadagnato in questi tre anni di buchi nel sistema?

I controlli doganali tra i paesi membri dell'Unione Economica Eurasiatica — Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakhstan e Kirghizistan — restano essenzialmente deboli, continuando ad agevolare gli scambi di merci sanzionate. Questo non è un bug del sistema. Per molti operatori economici, è stato il prodotto. È un dato di fatto che l'economia russa, pur avendo accusato sicuramente un colpo a causa delle restrizioni, è ben lungi dall'essere in ginocchio, e l'effetto dissuasivo delle sanzioni non ha ottenuto quei rapidi risultati inizialmente fortemente auspicati. Non è incompetenza. È la distanza che esiste tra la retorica politica e gli interessi economici reali. Le aziende britanniche che hanno esportato macchinari verso Armenia e Georgia tra il 2022 e il 2025 non hanno violato la legge — non perché non stessero aggirando le sanzioni, ma perché il sistema era costruito per non vedere. Nel marzo 2026, l'OFSI ha multato Apple Distribution International Ltd per 390.000 sterline per aver violato le sanzioni britanniche effettuando pagamenti a un'entità di proprietà di una persona designata. Una multa a una grande multinazionale, dopo anni. Le aziende più piccole, quelle che hanno alimentato le rotte di triangolazione, restano nell'ombra.

Le sanzioni che puniscono i poveri e proteggono i profitti

C'è una regola non scritta nelle grandi partite geopolitiche: le sanzioni colpiscono i cittadini comuni — russi che non possono accedere a medicine o beni di consumo — mentre i profitti dell'elusione restano intatti nei bilanci di chi ha saputo muoversi in tempo. Nonostante le sanzioni internazionali imposte dal 2014 e rafforzate dopo l'invasione del 2022, Mosca ha continuato a produrre armamenti avanzati grazie a tecnologie occidentali, sfruttando mercati paralleli e triangolazioni per aggirare i controlli. I nuovi controlli sulle licenze di esportazione britannici sono una buona notizia. Ma arrivano dopo che i profitti sono stati incassati, le rotte consolidate, e i bilanci chiusi in positivo. La vera domanda che questa vicenda pone non è tecnica — quanti controlli, quali procedure — ma politica: chi ha deciso di non guardare, e per quanto tempo, e perché? Finché questa domanda resterà senza risposta pubblica, ogni "giro di vite" sarà solo il sipario che cala su uno spettacolo già finito.

Fonti utilizzate: - The Guardian, *UK firms to face tougher checks on export licences to bolster sanctions on Russia*, 22 aprile 2026 - Governo britannico , *Countering Russian sanctions evasion – guidance for exporters*, OTSI, gennaio 2025 - Governo britannico , *UK sanctions guidance for Armenian businesses* e *Georgian businesses*, giugno-agosto 2025 - IrpiMedia, *Le rotte segrete delle armi europee verso la Russia*, gennaio 2025 - Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, *Come esportare in Russia nonostante le sanzioni*, marzo 2025 - Panorama.it / Panorama, *Il paradosso delle sanzioni: l'Occidente arma la Russia?*, dicembre 2024 - Il Sole 24 Ore, *Dall'Armenia alla Georgia, gli Stati che stanno guadagnando dalle sanzioni alla Russia*, giugno 2023 - Ce.S.I. Centro Studi Internazionali, *La resilienza dell'economia russa nel biennio 2023-2024* - Ce.S.I. Centro Studi Internazionali, *L'undicesimo pacchetto di sanzioni UE nei confronti della Russia: una valutazione di efficacia* - ISPI, *UE-Russia: sanzioni anti-elusione*, luglio 2023 - Camera di Commercio di Bergamo, *Anche l'export bergamasco è cresciuto in modo anomalo verso i Paesi vicini alla Russia*, dicembre 2023 - BCL Solicitors, *Sanctions Round-Up: Key UK Legal Developments and Enforcement Trends*, marzo 2026 - Skadden, *UK Sanctions Update: New Designations, Lowered Oil Cap and Continued Focus on Combatting Circumvention*, luglio 2025