Mentre il mondo discuteva di tregue e diplomazia, qualcuno stava silenziosamente svuotando il magazzino più potente del pianeta. E qualcun altro, altrettanto silenziosamente, si preparava a riempirlo — a caro prezzo. Un miliardo di dollari al giorno. In fumo. Il Center for Strategic and International Studies stimava costi per 16,5 miliardi di dollari nelle prime due settimane di guerra, mentre l'American Enterprise Institute ritiene che l'operazione Epic Fury abbia raggiunto cifre comprese tra i 28 e i 35 miliardi di dollari, ovvero poco meno di un miliardo di dollari al giorno. Non è un film di fantascienza. È la guerra USA-Iran, iniziata il 28 febbraio 2025 con l'Operazione Epic Fury — e i numeri che nessun briefing ufficiale del Pentagono ha mai pronunciato ad alta voce. La narrativa mainstream si è concentrata sui successi tattici, sulle bombe "chirurgiche", sul nemico messo in ginocchio. Ma c'è un'altra storia da raccontare — quella degli arsenali americani che si svuotano a una velocità che nessuno aveva previsto, e di chi sta già firmando i contratti miliardari per ricostituirli.
I numeri che il Pentagono non dice
Partiamo dai fatti, perché i fatti in questo caso sono più esplosivi di qualsiasi missile. Da quando la guerra in Iran è iniziata, gli Stati Uniti hanno bruciato circa 1.100 dei loro missili da crociera stealth a lungo raggio costruiti per una guerra con la Cina, quasi pari al totale rimasto nelle scorte americane. Gli USA hanno sparato più di 1.000 missili da crociera Tomahawk, circa dieci volte il numero che acquista ogni anno. Fermatevi un secondo su quest'ultimo dato: dieci anni di produzione annuale di Tomahawk, consumati in poche settimane. Il Pentagono ha utilizzato più di 1.200 missili intercettori Patriot nella guerra, a oltre 4 milioni di dollari l'uno, e più di 1.000 missili "di precisione" e missili terrestri, lasciando le scorte preoccupantemente basse, secondo le stime interne del Dipartimento della Difesa e i funzionari del Congresso. Il Pentagono ha utilizzato almeno il 45% delle sue scorte di Precision Strike Missiles; il 50% degli intercettori Terminal High Altitude Area Defense (THAAD); e quasi la metà delle scorte di missili intercettori balistici Patriot — tutto entro le prime sette settimane di guerra con l'Iran, secondo un'analisi del Center for Strategic and International Studies. I funzionari della difesa hanno riferito ai parlamentari che nei soli primi due giorni gli USA hanno usato 5,6 miliardi di dollari di munizioni. Cinque virgola sei miliardi in quarantotto ore. Per fare un paragone: è più di quanto l'Italia spende in un anno per l'istruzione universitaria pubblica.
La risposta della Casa Bianca: "È tutto falso"
Di fronte a questi dati — elaborati non da giornalisti di sinistra, ma da think tank bipartisan e da ex funzionari del Pentagono stesso — la risposta ufficiale è stata degna di nota. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che "l'intera premessa di questa storia è falsa", aggiungendo: "Gli Stati Uniti d'America hanno l'esercito più potente del mondo, completamente equipaggiato con armi e munizioni più che sufficienti." Nel frattempo, però, il divario matematico che traccia le scorte esaurite è in netto contrasto con la recente affermazione del presidente Trump secondo cui gli USA non stanno esaurendo alcun armamento — anche mentre richiedeva finanziamenti aggiuntivi per i missili a causa dell'impatto della guerra in Iran sulle scorte esistenti. Negare e chiedere soldi allo stesso tempo. Una contraddizione che, in un Paese normale, farebbe tremare qualche commissione parlamentare.
Il problema vero: ci vorranno anni
Al di là della propaganda, gli esperti sono chiari. Il numero di munizioni critiche rimaste nelle scorte USA non è più sufficiente ad affrontare un avversario quasi pari come la Cina, e ci vorranno probabilmente anni prima che l'inventario di quelle armi torni ai livelli pre-guerra. "Le elevate spese in munizioni hanno creato una finestra di maggiore vulnerabilità nel Pacifico occidentale", ha dichiarato Mark Cancian, colonnello dei Marines in pensione e uno degli autori del rapporto CSIS. "Ci vorranno da uno a quattro anni per ricostituire questi inventari e diversi anni dopo per espanderli ai livelli necessari." Anche prima della guerra in Iran, le scorte erano considerate insufficienti per combattere contro un avversario di pari livello. Quella carenza è ora ancora più acuta, e costruire scorte adeguate per una guerra con la Cina richiederà ulteriore tempo. La domanda che nessun grande media mainstream si è posto con la dovuta insistenza è questa: se domani la Cina decidesse di muoversi su Taiwan, gli USA avrebbero ancora la capacità di rispondere? Gli USA hanno usato una tale quantità di munizioni in Iran che alcuni funzionari dell'amministrazione Trump ritengono, in misura crescente, che l'America non sarebbe in grado di attuare pienamente i piani di emergenza per difendere Taiwan da un'invasione cinese. Un alto funzionario della difesa di Taipei ha dichiarato al Financial Times: "La mia preoccupazione principale è che le forze statunitensi stiano consumando una grande quantità di munizioni necessarie per respingere un attacco a Taiwan. Questo erode la deterrenza." E l'Europa? Secondo informazioni del Pentagono esaminate dal New York Times, la guerra ha portato a una diminuzione dei sistemi d'arma cruciali per la difesa del fianco orientale della NATO dall'aggressione russa. Le esigenze della guerra hanno anche ridotto le esercitazioni e l'addestramento, compromettendo la capacità di condurre operazioni offensive in Europa, nonché la deterrenza di potenziali attacchi russi.
Il business della guerra: chi guadagna davvero
Ed eccoci al cuore della storia — quello che i grandi media sfiorano ma non approfondiscono mai abbastanza. Mentre l'arsenale americano si svuotava, qualcuno già stappava lo champagne. La lista dei vincitori dalla guerra in Iran è relativamente corta. I belligeranti sono in stallo, i consumatori di carburante nel mondo continuano a pagare, e i leader aziendali aspettano nervosamente. Eppure c'è un settore dove gli affari vanno a gonfie vele: le aziende della difesa USA sono in ascesa. Il Dipartimento della Difesa sta cercando di ricostituire le scorte di armi in calo. Molte di queste sono state consumate nel primo attacco contro l'Iran, ma anche gli impegni di armamenti verso altri Paesi come l'Ucraina hanno ridotto le forniture. Il risultato sono ordini miliardari dal Pentagono, e i contractor della difesa sono più che pronti a fare affari. I nomi sono quelli che ci aspettiamo: le aziende della difesa USA RTX, Northrop Grumman e GE Aerospace hanno tutte registrato un aumento degli ordini nel primo trimestre. L'amministratore delegato di RTX Chris Calio ha dichiarato che la società stava lavorando con il Pentagono "per accelerare la produzione di munizioni." Il CEO di Lockheed Martin, Jim Taiclet, ha definito apertamente il momento attuale una "golden opportunity" basata su "chi è al governo, la loro esperienza, la loro volontà di cambiare la domanda che hanno per ciò che facciamo." Una franchezza disarmante, che dovrebbe far riflettere chiunque si chieda chi guadagna davvero dalle guerre. Secondo un post di Trump su Truth Social del 6 marzo, BAE Systems, Boeing, Honeywell Aerospace, L3Harris Missile Solutions, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon hanno tutti concordato di quadruplicare la produzione di armamenti "Exquisite Class" come il Precision Strike Missile. Quadruplicare. Non aumentare. Quadruplicare. Con commesse garantite dallo Stato e finanziate dai contribuenti americani — e, indirettamente, da tutti noi attraverso il sistema di alleanze NATO. Il presidente Donald Trump ha richiesto un budget per la difesa da 1.500 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2027, che il Pentagono ha descritto come il più grande aumento anno su anno nella spesa per la difesa dalla Seconda Guerra Mondiale.
Il paradosso del drone da 20.000 dollari
C'è un dettaglio che sintetizza meglio di qualsiasi analisi l'assurdità strategica di questa guerra. Un singolo missile Patriot costa circa 4 milioni di dollari, e ci sono segnalazioni che fino a undici di questi missili siano stati usati per abbattere un solo missile iraniano, per un totale di 44 milioni di dollari per una singola intercettazione. Mentre l'Iran utilizza prevalentemente droni Shahed dal valore di poche decine di migliaia di dollari per colpire i suoi bersagli nel Golfo, gli USA attaccano con armi costosissime. È la stessa asimmetria già vista nel Mar Rosso contro gli Houthi: il problema non è solo militare, è matematico. Un avversario che produce droni a basso costo può prosciugare le scorte di un arsenale tecnologicamente superiore a una velocità insostenibile. Le operazioni della Marina nel Mar Rosso avevano già evidenziato l'insostenibilità dell'uso di costosi missili intercettori per abbattere droni a basso costo che gli avversari possono produrre in enormi quantità.
C'è una domanda che resta sospesa nell'aria, più pericolosa di qualsiasi missile. Se la deterrenza americana è il perno attorno al quale ruota l'ordine mondiale — la garanzia implicita che nessuno si azzarderà ad attaccare Taiwan, o i Paesi baltici, o l'Europa orientale — cosa succede quando quella deterrenza si incrina? La risposta ufficiale è che non si è incrinata nulla. Ma i numeri raccontano un'altra storia: le scorte di munizioni inizieranno a ricostituirsi, ma ripristinare le scorte esaurite e poi raggiungere i livelli di inventario desiderati richiederà molti anni. Nel frattempo, i contractor della difesa firmano contratti record. Trump chiede 1.500 miliardi per il Pentagono. E qualcuno, da qualche parte nel mondo, sta prendendo nota di questa finestra di vulnerabilità. Non è complottismo. È aritmetica.
Fonti utilizzate - Center for Strategic and International Studies (CSIS), "Last Rounds? Status of Key Munitions at the Iran War Ceasefire", aprile 2026 — CSIS, "Iran War Cost Estimate Update", marzo 2026 — American Enterprise Institute (AEI) / Elaine McCusker, analisi costi Operazione Epic Fury, aprile 2026 - The Irish Times, "Iran war has drained US supplies of critical and costly weapons", 24 aprile 2026 - Fortune, "The U.S. military has depleted half its stockpiles of its most expensive munitions in Iran war", 24 aprile 2026 - CNN Politics, "US at risk of running out of missiles if another war breaks out", 21 aprile 2026 - Time, "Iran War Set to Boost Business For These Defense Contractors", 19 marzo 2026 - The Defense Post, "Iran War Means More Orders for US Defense Giants", 22 aprile 2026 - ANSA, "Taiwan teme per l'arsenale Usa", 23 marzo 2026 - ANSA, "I piani Usa a difesa di Taiwan complicati dalla guerra in Iran", 23 aprile 2026 - Focus America, "L'operazione Epic Fury è costata fino a 35 miliardi di dollari", aprile 2026 - Quotidiano.net, "Le scorte di missili Usa stanno finendo", 24 aprile 2026 - Sky TG24, "Guerra in Iran, quanto hanno speso finora Usa e Israele?", aprile 2026