Esiste una notizia che sembra piccola e invece è enorme. L'Iran annuncia di aver ripristinato il pieno controllo sullo Stretto di Hormuz. Una frase. Dieci parole. Dietro di esse, quasi due mesi di guerra, migliaia di morti, e lo shock energetico più grave dalla crisi del 1973. Il contesto che manca sempre Per capire cosa sta succedendo oggi nello Stretto di Hormuz bisogna tornare al 28 febbraio 2026. La guerra d'Iran, detta anche terza guerra del Golfo, ha preso avvio quel giorno con un'operazione militare congiunta da parte di Stati Uniti e Israele contro obiettivi militari, civili, industriali e leader di comando in Iran. Il punto di svolta fu la morte della Guida Suprema Ali Khamenei: la CIA aveva seguito i suoi spostamenti per mesi e individuato un incontro al vertice nel complesso istituzionale di Teheran. La risposta iraniana fu immediata e colpì dove faceva più male. I Pasdaran annunciarono che lo Stretto di Hormuz, punto strategico situato tra il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman, non era più sicuro dopo gli attacchi di USA e Israele ed era chiuso al transito marittimo — un evento temuto in caso di scontro su ampia scala, poiché lo Stretto è vitale per le esportazioni dei principali produttori petroliferi del Golfo. Non era una minaccia. Era un atto di guerra economica.
Quello che è successo davvero nello Stretto
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è stato largamente bloccato dall'Iran dal 28 febbraio 2026, quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato la guerra aerea contro l'Iran e assassinato la sua Guida Suprema Ali Khamenei. Non si è trattato di un blocco simbolico. La Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC) ha emesso avvertimenti vietando il passaggio attraverso lo stretto, ha lanciato 21 attacchi confermati contro navi mercantili e ha posato mine marine nello stretto. Le grandi compagnie marittime come MSC, Maersk e Hapag-Lloyd hanno negato alle proprie navi l'accesso all'area. L'impatto è stato catastrofico. In marzo, la fornitura globale di petrolio è crollata di 10,1 milioni di barili al giorno, risultando nella più grande interruzione della storia. I prezzi fisici del greggio sono schizzati a livelli record, vicini ai 150 dollari al barile. E non è solo una questione di benzina: da Hormuz passa anche una quota molto alta del commercio mondiale di urea, una fetta importante di ammoniaca e fosfati, quasi metà dello zolfo via mare e una parte rilevante dell'alluminio del Golfo. Il danno scivola quindi nella filiera agricola e in pezzi decisivi dell'industria.
Il balletto delle aperture e chiusure
Qui sta il cuore della storia che i grandi media raccontano male, spesso semplificando in modo fuorviante. Lo Stretto non è stato "chiuso" e poi "riaperto" una volta sola. È stato un balletto caotico di accordi, rotture e contro-mosse. L'Iran aveva accettato di riaprire lo stretto in seguito a un cessate il fuoco provvisorio di due settimane annunciato l'8 aprile 2026. Ma quello stesso giorno lo stretto fu richiuso nuovamente in seguito ai continui attacchi israeliani sul Libano. L'11 aprile, i negoziati di pace tra USA e Iran a Islamabad si conclusero con un fallimento nel porre fine alla guerra, dopo che le navi da guerra statunitensi attraversarono lo Stretto di Hormuz in una mossa per aprire la via d'acqua. Fu una provocazione calcolata. Le navi americane attraversarono lo stretto, sfidando il controllo iraniano sulla via d'acqua, e come risultato l'IRGC le sfidò mentre transitavano, secondo una conversazione radio registrata da una nave civile. "This is the last warning. This is the last warning", disse l'IRGC. Il 13 aprile, dopo il fallimento dei negoziati di Islamabad, poco dopo le 16 italiane è iniziato il blocco delle navi dirette verso o provenienti dai porti iraniani nello stretto di Hormuz. In termini operativi, l'entrata in vigore del blocco navale è stata accompagnata da un imponente dispiegamento militare statunitense. Secondo un funzionario americano di alto rango, sono oltre 15 le navi da guerra che gli USA hanno posizionato per sostenere l'operazione. Tra i mezzi impiegati figurano una portaerei, diversi cacciatorpediniere lanciamissili e una nave d'assalto anfibio.
Il 17 aprile: l'annuncio e il caos
Il 17 aprile il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato la riapertura dello stretto di Hormuz in seguito all'entrata in vigore di un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Araghchi ha dichiarato su X che lo stretto sarà aperto alla navigazione commerciale per il resto della tregua, precisando che il passaggio delle navi dovrà avvenire lungo la rotta predisposta dall'autorità portuale e marittima iraniana. I mercati hanno festeggiato. Le parole di Araghchi hanno fatto crollare i prezzi del barile: il Wti ha perso l'11,7%, scendendo a 83,6 dollari, mentre il Brent ha ceduto il 10,8% a 88,6 dollari. Ma la realtà era ben diversa dall'annuncio. Hormuz non era aperto, almeno non come veniva raccontato. A dimostrarlo erano le rotte di alcune petroliere e altre imbarcazioni commerciali che, nel tentativo di attraversare lo Stretto, si bloccavano all'improvviso. Inversione a U e tutto rimandato. Secondo i dati di MarineTraffic, un gruppo di circa una dozzina, forse venti petroliere, ha tentato senza successo di uscire dal Golfo. Alle 21, la maggior parte delle imbarcazioni aveva fatto ritorno. Perché? Perché mentre l'Iran dichiarava la riapertura, Trump precisava che il blocco statunitense dei porti iraniani restava in vigore: "Manterremo il blocco fino a quando non avremo raggiunto un accordo completo con l'Iran." E perché, in modo ancora più inquietante, Iran's Supreme Leader Mojtaba Khamenei aveva stipulato che il canale chiave "dovesse restare chiuso", come riportato dall'outlet semi-ufficiale Mehr. Due Iran che parlano con due voci diverse, in tempo reale.
Il 18 aprile: l'Iran richiude
Ed eccoci all'annuncio che ha generato questo articolo. Nella mattina del 18 aprile, il comando militare iraniano ha fatto sapere che il controllo dello stretto era tornato sotto la "stretta gestione" delle forze armate iraniane. Il motivo? Il comando centrale militare Khatam Al-Anbiya ha comunicato: "La Repubblica Islamica dell'Iran ha acconsentito in buona fede a consentire il transito di un numero limitato di petroliere e navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz in modo controllato. Purtroppo, gli americani continuano a commettere atti di banditismo e pirateria con il pretesto di un cosiddetto blocco." Per questo motivo, "il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente, sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate" iraniane. Quindi: la parola "tornato" nel comunicato iraniano non nascondeva alcun mistero oscuro o incidente segreto. Nascondeva qualcosa di più banale e insieme più drammatico: un accordo che non ha retto nemmeno 24 ore, tra due parti che si accusano reciprocamente di tradimento mentre il mondo guarda i prezzi del petrolio come se fossero un termometro di civiltà.
Chi paga il conto
In tutto questo, c'è un attore che non compare quasi mai nelle prime pagine: l'Italia. Secondo le stime di Oxford Economics, l'Italia è uno dei grandi Paesi che rischia di vedere l'inflazione schizzare più in alto a causa della guerra: +1,1% nel 2026, contro lo 0,6% della media europea. L'Italia è uno degli Stati che più ha da perdere con la crisi energetica legata alla guerra. E c'è chi invece ci guadagna — o almeno perde meno degli altri. Tra tutti i Paesi asiatici analizzati, la Cina appare quella con l'impatto minore, nell'ordine di circa 0,1-0,2 punti percentuali di crescita. La Cina dispone di una combinazione di fattori decisivi: maggiore capacità di pianificazione e coordinamento statale, possibilità di utilizzare riserve strategiche, diversificazione delle fonti. Non è un caso: la Cina ha approfittato della situazione per stoccare 40 milioni di barili nei propri serbatoi, cercando di proteggersi dall'instabilità futura. La tregua scade il 22 aprile. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf avverte che lo Stretto di Hormuz potrebbe essere nuovamente chiuso se continuerà il blocco navale statunitense, riaccendendo i timori su una crisi energetica globale.
La riflessione finale
La notizia che l'Iran ha "ripristinato il controllo" su Hormuz non è una notizia. È un aggiornamento di stato in una guerra che si combatte anche con le parole, con gli annunci, con i crolli di borsa pilotati da una frase su X. Il vero problema non è cosa ha detto Teheran questa mattina. Il vero problema è che siamo arrivati a un punto in cui il destino dell'economia mondiale — i prezzi della benzina, i costi del cibo, le bollette di milioni di famiglie europee — dipende da un accordo che dura meno di un giorno, tra due potenze che si accusano di pirateria a vicenda in un corridoio d'acqua largo quaranta chilometri. Hormuz non è solo un collo di bottiglia geografico. È lo specchio di un ordine mondiale che si sta sgretolando in diretta, e che nessuno ha ancora il coraggio di chiamare con il suo vero nome.
FONTI UTILIZZATE - Internazionale.it — *L'Iran annuncia la riapertura dello stretto di Hormuz*, 17 aprile 2026 - ANSA — *L'Iran riapre lo Stretto di Hormuz, verso l'accordo con gli Stati Uniti*, 18 aprile 2026 - Il Gazzettino — *Hormuz, lo stop e l'inversione a U improvvisa delle navi*, 18 aprile 2026 - Il Fatto Quotidiano — *Trump ordina il blocco navale a Hormuz*, 13 aprile 2026 - Il Fatto Quotidiano — *Petrolio crolla 10% dopo riapertura Stretto di Hormuz*, 17 aprile 2026 - Vatican News — *Hormuz, l'Iran annuncia la completa riapertura dello Stretto*, 18 aprile 2026 - QdS — *Guerra in Iran, le ultime news in diretta*, 18 aprile 2026 - CNN — *Day 49 of Middle East conflict — Iran declares Strait of Hormuz open*, 17 aprile 2026 - Fortune — *Iran threatens U.S. warships after they throw down the gauntlet for winner-take-all Strait of Hormuz*, 11 aprile 2026 - CNBC — *Pentagon: Iran blockade near Hormuz Strait deterred 13 ships*, 16 aprile 2026 - Wikipedia EN — *2026 Strait of Hormuz crisis* - Wikipedia IT — *Crisi dello Stretto di Hormuz* - ABC News — *Trump and Iran claim the Strait of Hormuz is 'completely open'*, 17 aprile 2026 - Unimondo.org — *Hormuz: la faglia energetica del mondo tra guerra, mine e shock petrolifero* - ISPI — *Attacco di USA e Israele all'Iran: 7 grafici per capire come siamo arrivati fin qui* - La Mescolanza — *Crisi Iran: l'IEA taglia le stime sulla domanda, petrolio verso i 150 dollari*, 14 aprile 2026 - Centro Studi Eurasia e Mediterraneo —