C'è qualcosa di profondamente rivelatore nel fatto che la voce più critica sulla retorica dell'"IA che distrugge lavoro" arrivi dall'interno di Google. Non da un sindacalista, non da un economista accademico di sinistra, non da un attivista. Da uno dei loro. Fabien Curto Millet è l'economista capo di Google, basato a San Francisco, e guida un team che sviluppa analisi economiche per orientare le decisioni strategiche di tutta l'azienda. Un uomo, insomma, che conosce i meccanismi interni del settore come pochi altri. Ed è proprio lui ad alzare la mano e dire: aspettate un momento. Questa storia non torna. La sua tesi, riportata da El Mundo, è semplice e devastante: molte aziende tech usano l'intelligenza artificiale come alibi conveniente per mascherare fallimenti di prodotto e cattive scelte manageriali. È più facile dire "l'IA ha reso il tuo ruolo obsoleto" che ammettere "abbiamo scommesso miliardi su un prodotto che nessuno voleva".

Il cimitero dei miliardi perduti

Prima di parlare di IA, facciamo un giro tra le rovine. Meta ha accumulato perdite cumulative superiori agli 80 miliardi di dollari nel suo progetto Metaverso, portando al forte ridimensionamento della divisione Reality Labs, con centinaia di licenziamenti. Ottanta miliardi. Per un mondo virtuale con avatar senza gambe in cui non entrava quasi nessuno. Le vaste distese e gli uffici virtuali di Horizon Worlds sono rimasti per lo più deserti: l'azienda non ha mai registrato più di qualche centinaio di migliaia di utenti mensili, a fronte dei milioni necessari per ripagare gli investimenti. Google, dal canto suo, ha lanciato Stadia nel novembre 2019 e lo ha spento nel 2023 , dopo aver promesso una rivoluzione nel gaming che non è mai arrivata. Amazon ha continuato a investire in Alexa nonostante i segnali evidenti che il prodotto non avesse trovato un modello di business sostenibile. Questi non sono incidenti di percorso. Sono scelte strategiche sbagliate, approvate da consigli di amministrazione, celebrate da analisti, finanziate con miliardi di dollari degli azionisti. E quando la realtà ha presentato il conto, qualcuno ha dovuto pagarlo. Indovinate chi.

Il trucco dell'"AI washing"

Il fenomeno ha già un nome tra gli addetti ai lavori: AI washing. La narrativa è stata distorta dalle stesse aziende, desiderose di presentare agli azionisti una storia orientata al futuro piuttosto che ammettere gli errori di sovra-assunzione del passato. La strategia è stata definita "AI washing": aziende che esagerano la propria adozione dell'IA per apparire più innovative. Lo stesso Sam Altman, CEO di OpenAI, ha dichiarato: "Quasi ogni azienda che fa licenziamenti sta incolpando l'IA, che sia davvero colpa dell'IA o meno." Una confessione involontaria, arrivata da chi dell'IA vive e prospera. Il meccanismo è elegante nella sua perfidia. Dire "ti licenzio perché l'IA fa il tuo lavoro" suona come una forza della natura, inevitabile, quasi neutrale. Dire "ti licenzio perché il nostro CEO ha bruciato decine di miliardi su un progetto fallito e ora dobbiamo tagliare i costi" suona come quello che è: una responsabilità umana, gestionale, perseguibile.

I numeri che smontano la narrativa

I dati raccontano una storia molto diversa da quella ufficiale. Nel 2025, su 1,17 milioni di licenziamenti totali in tutti i settori, solo circa 55.000 sono stati direttamente attribuiti all'IA. Meno del 5%. Eppure il racconto dominante dipinge un'apocalisse occupazionale guidata dai robot. La forza lavoro di Alphabet era cresciuta del 62% durante il boom delle assunzioni. Meta aveva aggiunto decine di migliaia di ingegneri per un progetto Metaverso che non si è mai materializzato. Microsoft, Apple, Salesforce e centinaia di startup avevano assunto a un ritmo mai visto prima. Quello che i modelli non avevano previsto era che il boom della domanda era in parte strutturale e in parte un effetto temporaneo della pandemia — e che quando i tassi d'interesse sarebbero saliti, i conti si sarebbero invertiti violentemente. In pratica: hanno assunto troppo nel momento sbagliato, per ragioni sbagliate. E ora presentano il conto come se fosse colpa di ChatGPT.

Il paradosso dei profitti record

C'è un'anomalia che nessun grande media si è preso la briga di spiegare davvero: aziende come Meta, Microsoft, Amazon e Alphabet continuano a tagliare lavoratori nonostante ricavi in forte crescita e miliardi di investimenti nell'intelligenza artificiale. Microsoft ha annunciato i suoi tagli più grandi dal 2023 poche settimane dopo aver riportato vendite e profitti superiori alle aspettative per il trimestre gennaio-marzo. Se l'IA stesse davvero rendendo le aziende più efficienti, quei guadagni di produttività dove vanno a finire? I guadagni di produttività vanno agli azionisti, i lavoratori vengono licenziati, e chi rimane deve fare di più con gli strumenti di IA per la stessa — o minore — retribuzione. Il quadro è ancora più netto guardando agli investimenti: Google, Amazon, Microsoft e Meta prevedono di spendere collettivamente 725 miliardi di dollari in spese in conto capitale nel 2026, con un aumento del 77% rispetto all'anno precedente. Queste quattro aziende stanno ora impegnando più capitale nell'infrastruttura AI di quanto l'intera industria petrolifera globale spenda in esplorazione. La matematica interna a ciascuna azienda si basa sul fatto che i salari umani sono l'unico costo abbastanza flessibile da essere tagliato rapidamente per compensare parzialmente quella spesa. Tradotto: licenziano persone per finanziare i data center. Non perché l'IA abbia reso quelle persone inutili, ma perché i soldi devono andare da qualche parte.

Quando la realtà smentisce la narrazione

La storia si ripete, e non è la prima volta che le grandi aziende cercano un capro espiatorio tecnologico per le proprie scelte strategiche. Negli anni '80 fu la robotica nelle fabbriche, negli anni 2000 fu la globalizzazione, oggi è l'IA. Ogni volta, la tecnologia viene usata per trasformare una decisione di business in una forza del destino. Ma i dati tradiscono la narrazione. IBM ha licenziato 8.000 dipendenti per sostituirli con sistemi di IA, ma in seguito ha dovuto riassumere molti lavoratori perché l'automazione non ha soddisfatto le aspettative. Klarna ha festeggiato i tagli al personale guidati dall'IA, per poi dover richiamare agenti umani quando la qualità del servizio clienti è crollata. Un'analisi del MIT ha mostrato che il 95% delle organizzazioni che hanno avviato iniziative di IA ha registrato un impatto misurabile scarso o nullo.

Chi ci guadagna davvero

C'è un ultimo pezzo del puzzle che va messo sul tavolo. Mentre i lavoratori tech perdono il lavoro e vengono rimandati a casa con qualche mese di liquidazione, Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon prevedono di spendere quasi 700 miliardi di dollari combinati quest'anno per alimentare le loro infrastrutture di IA. Quei miliardi finiscono principalmente in hardware: chip, data center, cavi sottomarini. Il principale beneficiario? Nvidia, la cui capitalizzazione di mercato ha superato i tremila miliardi di dollari. I licenziamenti non sono la conseguenza dell'IA. Sono il meccanismo di finanziamento dell'IA. I salari tagliati diventano server. Le persone diventano silicio. Fabien Curto Millet ha detto una cosa semplice e coraggiosa: quando un'azienda licenzia e cita l'IA come causa, chiedetele di mostrare i dati. Chiedetele quale processo specifico è stato automatizzato, quale ruolo preciso è stato sostituito, quale risparmio misurabile è stato generato. Nella stragrande maggioranza dei casi, quei dati non esistono — perché la vera causa è un'altra. L'intelligenza artificiale è reale, il suo impatto sul lavoro sarà reale, e sarebbe disonesto negarlo. Ma oggi, nel 2026, la narrativa dell'"IA che distrugge lavoro" funziona principalmente come scudo reputazionale per manager che hanno fatto scelte sbagliate e non vogliono renderne conto. La prossima volta che un CEO annuncia licenziamenti "per colpa dell'IA", fate una domanda semplice: e il Metaverso? E Stadia? E i miliardi bruciati su prodotti che nessuno voleva? L'IA non vi ha rubato il lavoro. Lo ha fatto il vostro CEO. L'IA gli ha solo fornito una storia migliore da raccontare.

Fonti utilizzate - El Mundo — Intervista a Fabien Curto Millet, economista capo di Google (9 maggio 2026)- World Economic Forum — Profilo di Fabien Curto Millet- NewsNation — *AI is tied to tech layoffs, but spending — not job replacement — may be the key driver* (maggio 2026). - Moneywise — Experts say companies blame AI for layoffs 'whether or not it really is about AI'- Cloud Engineer Academy — *Why Big Tech Is Quietly Rehiring After Mass AI Layoffs* (2026)- CNBC — *20,000 job cuts at Meta, Microsoft raise concern that AI-driven labor crisis is here* (aprile 2026)- Invezz — *Is Big Tech's $725B AI splurge being funded by mass layoffs?* (maggio 2026) - Visual Capitalist — Big Tech AI Spending Over Time (2022–2025)- Long Yield Substack — The Great Tech Reckoning: 900,000 Jobs, Three Years, and the AI Question - Rivista Studio — *Meta chiude il Metaverso dopo 80 miliardi investiti e zero guadagnati* (marzo 2026) - Linkiesta — *Il problema del metaverso di Meta è che nessuno ne aveva bisogno* (marzo 2026) - Medium / Ashish Mehndi — *IT Layoffs or AI Smokescreen? What 2024–2025 Industry Data Actually Reveals*- Washington Post — *There's record investment in AI. So why is Big Tech still cutting workers?* (novembre 2025)