Il 25 aprile 2026, il Mali si è svegliato in guerra con sé stesso. Non era una novità ma qualcosa di diverso. Gli attacchi coordinati del 25 aprile sono stati i più grandi dall'offensiva del 2012: il JNIM e il Front de Libération de l'Azawad (FLA) hanno colpito simultaneamente Bamako, Kati, Gao, Kidal, Sévaré, Bourem e Mopti. Il ministro della Difesa maliano, generale Sadio Camara, è stato ucciso quando un kamikaze ha fatto esplodere un'auto contro la sua residenza, uccidendo anche la sua seconda moglie e due nipoti. Un elicottero d'assalto russo Mil Mi-8 di Africa Corps è stato abbattuto a Wabaria, mentre la città di Kidal è caduta nelle mani di JNIM e FLA. E la Francia? Silenzio. Non è un silenzio casuale. È il silenzio di chi sa che parlare costerebbe troppo.
La narrativa che non regge
La versione ufficiale è semplice: la Francia è stata cacciata dal Mali da una giunta sovranista e da popolazioni stanche del neocolonialismo. Parigi ha ritirato le truppe nell'agosto 2022, dopo nove anni di operazione Barkhane. Il 17 febbraio 2022, constatando che le condizioni politiche e operative non erano più riunite per restare impegnata in Mali, la Francia aveva deciso di riorganizzare il dispositivo di Barkhane fuori dal territorio maliano. Il 15 agosto 2022, l'ultimo soldato francese aveva lasciato il paese. Bello, pulito, definitivo. Ma è davvero andata così? La Francia mantiene un'impronta militare in Africa occidentale sufficiente a continuare operazioni antiterrorismo. Barkhane aveva basi permanenti a Niamey, in Niger, e a N'Djamena, in Ciad. Parigi continuava l'operazione Sabre in Burkina Faso e mantiene personale permanente in Costa d'Avorio e Senegal. Non si tratta di un ritiro — si tratta di un ridispiegamento. Come scriveva già nel 2022 un'analisi critica francese: "Non si tratta di ritirare le truppe dall'Africa dopo il bilancio disastroso di nove anni di guerra: si tratta di ridislocarle verso il Niger, che dovrebbe diventare la terza grande base militare francese nella regione." Le bandiere cambiano. I contratti no.
Ecco la domanda che nessun grande media si pone con la necessaria insistenza: mentre Bamako espelleva l'ambasciatore francese e abbassava le bandiere con la fleur-de-lis, chi comprava l'oro maliano? Il Mali è il terzo esportatore africano di oro, e un terzo della sua produzione totale proviene dall'estrazione artigianale. Nel 2016, il paese ha esportato 67 tonnellate di oro per un valore di 2,2 miliardi di dollari. Ma i numeri ufficiali raccontano solo una parte della storia. Nel 2016, gli Emirati Arabi Uniti hanno importato oro dal Mali per 1,52 miliardi di dollari, mentre Bamako registrava solo 216 milioni di dollari in esportazioni. Nel 2014, il Mali dichiarava una produzione di 45,8 tonnellate contro le 59,9 tonnellate importate dagli UAE dal Mali. La differenza — miliardi di dollari — sparisce nel nulla. O meglio, sparisce nei souk di Dubai. L'oro che brilla nei mercati di Dubai è il prodotto di una complessa rete di reti criminali, gruppi terroristici e regimi sanzionati internazionalmente, che usano questo oro estratto artigianalmente per riciclare il proprio denaro. La destinazione principale dell'oro artigianale sembra essere gli Emirati Arabi Uniti. Compratori dagli UAE, ma anche dalla Turchia e dalla Russia, sono stati segnalati nelle zone minerarie del nord Mali.
Africa Corps: non una soluzione, un'altra estrazione
La giunta di Bamako ha venduto ai suoi cittadini l'arrivo dei russi come la fine dell'era coloniale. Ma cosa ha portato davvero Africa Corps — l'ex Wagner, ribattezzato dopo la morte di Prigozhin e ora sotto controllo diretto del ministero della Difesa di Mosca? Controllare i siti minerari in Mali è diventata una priorità per i mercenari russi. I mercenari sono arrivati in elicottero vicino al villaggio di Intahaka nella regione di Gao e hanno sequestrato la più grande miniera d'oro artigianale del Mali, con l'aiuto dell'esercito maliano, espellendo un gruppo ribelle tuareg. La giunta intende sfruttare i siti minerari, in particolare quelli auriferi, controllati spesso da JNIM e Stato Islamico nel Sahel. La società russa Yadran si è associata al Mali per costruire una nuova raffineria d'oro nel paese, destinata a trasformare 200 tonnellate d'oro all'anno. E i dettagli di questo accordo sono illuminanti. Nel giugno 2025, il presidente Assimi Goïta ha avviato la costruzione della raffineria d'oro di Senou, un progetto da 200 milioni di dollari sostenuto dal gruppo russo Yadran, una società di investimento svizzera e dallo Stato maliano, che detiene una quota del 62%. Come ha dichiarato lo stesso Goïta alla cerimonia: "Dal 1980, l'oro del Mali è stato esportato per la raffinazione e la vendita in paesi come gli Emirati Arabi, il Sudafrica e la Svizzera." La Svizzera. Gli Emirati. Nota la presenza della Francia in questa lista? No. Eppure Parigi tace. Africa Corps è accusato ufficialmente di supportare l'esercito maliano contro i jihadisti, ma il gruppo è anche accusato di violenze contro i civili, consolidando al contempo l'influenza di Mosca nelle miniere d'oro e nei progetti strategici del paese. Secondo i dati di ACLED, 924 civili sono stati uccisi nel 2024 in incidenti che coinvolgevano Wagner e l'esercito maliano. Da gennaio 2025, questo numero ammonta a 434 vittime.
Il fallimento che nessuno vuole ammettere
La narrativa della giunta era chiara: i russi avrebbero portato sicurezza là dove i francesi avevano fallito. I dati dicono altro. Nel 2024, quattro attacchi jihadisti su dieci nel mondo hanno avuto luogo in Burkina Faso, Niger o Mali, secondo l'indice mondiale del terrorismo. Sempre nel 2024, più di 3.000 persone sono state uccise in Burkina Faso, Mali e Niger in attacchi jihadisti, rappresentando il 40% delle vittime del terrorismo a livello mondiale. Se il gruppo Wagner ha offerto all'esercito maliano vittorie nel nord nel 2023, con la ripresa dei bastioni chiave di Kidal, Ber e Anéfis, questi successi non sono stati sufficienti a migliorare la sicurezza nazionale. Lo dimostrano in modo brutale gli eventi del 25 aprile 2026. Dalla partenza delle forze francesi, l'arrivo dei mercenari russi di Africa Corps e la chiusura della MINUSMA, la giunta maliana affermava di riprendere progressivamente il controllo del territorio. Eppure, gli attacchi ripetuti contro le infrastrutture militari, il blocco di alcuni assi logistici e la persistenza dei santuari jihadisti mostravano già l'esaurimento di questa dottrina. L'assalto del 25 aprile agisce come un brutale rivelatore: i gruppi armati non solo conservano capacità di nuocere intatte, ma sono ormai capaci di colpire simultaneamente centri urbani, basi militari e simboli del potere centrale. Come ha spiegato Wassim Nasr, giornalista di France 24 specialista dei movimenti jihadisti: "L'obiettivo non era far cadere Bamako, ma occupare l'esercito nella capitale e nel Centro per poter controllare il Nord." Il Nord. Dove si trovano le miniere. La Françafrique non è morta. Si è trasformata.
C'è un'ultima domanda che i grandi media non si pongono mai abbastanza chiaramente: se la Francia è davvero uscita dal Mali, perché non dice nulla? Dopo il colpo di stato militare del 2021 in Mali, gli investimenti minerari occidentali nel paese sono diminuiti di circa il 60% secondo Fitch Solutions. Il vuoto creato da questo disimpegno occidentale è stato sempre più riempito da aziende russe che cercano di espandere la loro presenza nelle nazioni africane ricche di risorse. Ma il disimpegno occidentale è davvero totale? Il Mali è il quarto produttore africano di oro, ma fino ad ora mancava di strutture per raffinare il proprio oro. La maggior parte dell'oro grezzo veniva spedita all'estero per essere lavorata negli Emirati, in Sudafrica e in Svizzera, privando il Mali di preziosi ricavi dall'esportazione. Svizzera, ancora. Dove hanno sede molte delle holding che gestiscono i diritti minerari africani attraverso catene di sussidiarie difficilmente tracciabili. L'oro è facilmente contrabbandato in grandi volumi ed è frequentemente usato come veicolo di riciclaggio da gruppi armati, reti criminali e attori corrotti, che possono mascherarne le origini fondendolo con altro oro. Quasi tutto questo oro viene prima importato a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi 20 anni è rapidamente diventato uno dei più grandi centri commerciali dell'oro al mondo, in particolare per l'oro artigianale e su piccola scala dall'Africa subsahariana. Il cerchio si chiude: le bandiere cambiano, i mercenari cambiano, i discorsi sull'anticolonialismo si moltiplicano — ma il metallo prezioso continua a viaggiare verso le stesse destinazioni, attraverso le stesse rotte finanziarie, verso gli stessi mercati.
In conclusione, chi fa le domande giuste?
Il Mali brucia. Kidal è caduta. Il ministro della Difesa è morto. Africa Corps negozia la ritirata. E Parigi, l'ex potenza coloniale che ha combattuto nel Sahel per nove anni, non dice una parola. Questo silenzio non è diplomazia. È convenienza. La vera storia del Mali non è lo scontro tra sovranismo africano e neocolonialismo europeo. È qualcosa di più antico e più cinico: è la storia di come i conflitti vengono alimentati, le risorse estratte e i profitti trasferiti — mentre i popoli pagano il conto in sangue. La Françafrique non è collassata con il ritiro di Barkhane. Si è semplicemente resa invisibile. E l'Africa Corps non ha portato liberazione: ha portato un'altra forma di estrazione, con un'altra bandiera. La domanda che nessuno pone — e che noi poniamo — è semplice: chi compra l'oro maliano estratto nelle zone controllate da Africa Corps? Chi raffina quell'oro? Chi ci guadagna mentre Bamako brucia? Finché queste domande resteranno senza risposta, ogni discorso sulla stabilità del Sahel sarà solo rumore di fondo — utile a coprire il suono del metallo che cambia di mano.
Fonti utilizzate: - Le Monde — L'embarras de la France face à la crise au Mali (aprile 2026) - Franceinfo / AFP — Attacchi del 25 aprile 2026 in Mali (aggiornamenti in diretta) - France 24 — Alliance JNIM-FLA, junte fragilisée, départ de mercenaires russes (aprile 2026) - Jeune Afrique — Offensive coordonnée du FLA et du Jnim (aprile 2026) - Wikipedia — 2026 Mali attacks (aggiornato aprile 2026) - CSIS — The End of Operation Barkhane and the Future of Counterterrorism in Mali - Élysée — Retrait de la force Barkhane du Mali (agosto 2022) - Africa Defense Forum — Russia Tightens Control of Malian Gold (aprile 2024) - Africa Briefing / Mining and Engineering Review — Mali builds gold refinery with Russia (giugno–ottobre 2025) - ENACT Africa / ISS Africa — Mali: West Africa's hub for illegal gold trade with Dubai - MERIP — Illicit Flows to the UAE Take the Shine off African Gold - The Sentry — Understanding Money Laundering Risks in the Conflict Gold Trade -