Quando uno Stato sceglie due persone su centosettantacinque da rinchiudere in prigione, non sta facendo sicurezza. Sta mandando un messaggio. E quel messaggio è scritto in un linguaggio che i grandi media faticano a tradurre: il linguaggio della repressione politica travestita da procedura giudiziaria.
La notte dell'abbordaggio
A partire dal 10 aprile, le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla erano salpate da Marsiglia e Napoli per unirsi ad altre provenienti da Barcellona, formando una flottiglia di oltre cinquanta navi. Nelle prime ore del 30 aprile, l'IDF ha avviato le intercettazioni al largo di Creta, sequestrando 22 imbarcazioni. La marina israeliana ha intercettato la flottiglia, composta da 58 barche, nella notte tra mercoledì e giovedì al largo di Creta, a centinaia di miglia nautiche — oltre mille chilometri — da Israele. I testimoni parlano di un abbordaggio violento. "Eravamo tenuti in una prigione improvvisata con container e filo spinato. Molte persone sono state sottoposte a forza fisica aggressiva" , racconta una membro della flottiglia. Più di un terzo delle 56 imbarcazioni è stato sequestrato dall'esercito israeliano. Alcune persone sono state salvate dopo che una barca era stata "lasciata affondare". Poi è arrivata la scelta. Quella chirurgica. Perché proprio loro due? Thiago Ávila e Saif Abukeshek sono due tra i volti più noti della missione umanitaria e fanno entrambi parte del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla. Il brasiliano e il palestinese residente a Barcellona non sono stati fatti sbarcare a Creta come gli altri 173 attivisti sequestrati nella notte. Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato, senza fornire prove: "Saif Abu Keshek, sospettato di affiliazione a un'organizzazione terroristica, e Thiago Ávila, sospettato di attività illegali, saranno portati in Israele per essere interrogati." Ma chi sono davvero questi due uomini? Thiago Ávila è un comunicatore e socioambientalista brasiliano, membro del comitato direttivo della coalizione Freedom Flotilla, ed è stato uno dei coordinatori a bordo della missione Madleen, intercettata da Israele nel giugno 2025. Si dedica alla causa palestinese da oltre vent'anni e viaggia per il mondo informando, educando e mobilitando contro lo sfruttamento, l'oppressione e la distruzione della natura, soprattutto nel Sud del mondo. Abukeshek, invece, era già stato un organizzatore principale della Global March to Gaza e presiede attualmente la Coalizione Globale contro l'Occupazione in Palestina, rappresentando anche l'Intersindical Alternativa de Catalunya (IAC). È cittadino sia spagnolo che svedese. Un palestinese con passaporto europeo che rivendica la propria identità e il diritto al ritorno: una figura che, simbolicamente, fa paura. La risposta alla domanda "perché loro?" è scritta nella loro biografia: i due — da tempo oggetto delle attenzioni dell'intelligence — sarebbero stati portati nelle carceri israeliane anche per essere usati a fini di propaganda in vista delle prossime elezioni che vedono una forte competizione a destra. Non sono detenuti. Sono trofei.
Le "prove segrete" e la giustizia kafkiana
Quello che accade nelle aule del tribunale di Ashkelon merita una riflessione a parte. Il pubblico ministero sostiene di avere "prove segrete" contro di loro che proverebbero reati come l'assistenza al nemico in tempo di guerra, il contatto con un agente straniero, l'appartenenza e fornitura di servizi a un'organizzazione terroristica e il trasferimento di beni a favore di un'organizzazione terroristica. Prove segrete. In uno Stato di diritto, questa espressione dovrebbe far tremare le fondamenta. La decisione del tribunale riflette un modello più ampio in cui i tribunali israeliani funzionano per legittimare la detenzione illegale e la violenza di Stato. Procedimenti che si basano su prove segrete e preoccupazioni di sicurezza costruite ad arte hanno sollevato da tempo gravi preoccupazioni tra gli esperti di diritto internazionale sull'assenza di giusto processo. L'organizzazione a cui si fa riferimento nelle accuse è la PPA (Popular Conference for Palestinians Abroad), che figura nella lista nera del Dipartimento del Tesoro americano per presunto sostegno a Hamas. Un'accusa che, nella sua vaghezza, può abbracciare qualsiasi forma di solidarietà con il popolo palestinese. Un tribunale israeliano ha prorogato fino al 10 maggio la detenzione senza accusa di Saif Abu Keshek e Thiago Ávila. La difesa sostiene che la detenzione è illegale e ha annunciato appello, sottolineando che l'intercettazione è avvenuta in acque internazionali, al di fuori della giurisdizione israeliana.
Le condizioni di detenzione: tortura o "necessità operativa"?
Ávila ha dichiarato ai suoi avvocati di essere stato sottoposto a brutalità dopo il sequestro, incluso l'essere stato "trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così duramente da perdere conoscenza due volte". Le percosse gli hanno lasciato lividi visibili sul viso. Ávila e Abukeshek rimangono in isolamento, sottoposti a illuminazione ad alta intensità 24 ore su 24 nelle loro celle. Vengono bendati ogni volta che vengono spostati, anche durante le visite mediche, hanno riferito gli avvocati. Il ministero degli Esteri israeliano ha respinto le accuse, parlando di dichiarazioni "false e infondate" e sostenendo che l'uso della forza sarebbe stato necessario per contenere comportamenti violenti durante le operazioni. Le stesse parole, quasi identiche, usate per ogni flottiglia precedente.
Un copione già visto: dalla Mavi Marmara a oggi
Non è la prima volta. L'abbordaggio della Gaza Freedom Flotilla del 2010 — noto come incidente della Mavi Marmara — si verificò quando una flottiglia di attivisti pro-palestinesi, trasportante aiuti umanitari, tentò di violare il blocco di Gaza e fu intercettata da forze navali israeliane nelle acque internazionali del Mar Mediterraneo. Allora morirono dieci persone. Oggi nessuno è morto, ma il meccanismo è lo stesso: colpire i nodi organizzativi per smantellare il movimento. Secondo quanto dichiarato dal ministro israeliano Ben-Gvir, per un intero mese i corpi competenti, insieme all'IDF e al servizio penitenziario, si erano preparati a trattenere gli attivisti della flottiglia in Israele, arrestarli e trasferirli nelle carceri. Un mese di preparazione. Non è sicurezza reattiva. È un'operazione pianificata con precisione chirurgica. Con gli occhi del mondo puntati sulle decine di navi che tentavano di entrare a Gaza, dietro le quinte, in modo ben calibrato, Israele è riuscita sia a neutralizzare la Global Sumud Flotilla che il suo potenziale esplosivo. In Israele, la flottiglia era vista come un tentativo di creare una crisi di coscienza e politica alla vigilia delle discussioni sull'attuazione della seconda fase del piano di pace per Gaza.
La risposta internazionale: proteste senza conseguenze
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato: "Ora che Netanyahu ha fatto questo, rapendo cittadini stranieri — uno dei quali è spagnolo — dico a Netanyahu: la Spagna proteggerà sempre i suoi cittadini. Difenderemo sempre il diritto internazionale. E questa è una nuova violazione del diritto internazionale. Vogliamo il rilascio del cittadino spagnolo, illegalmente rapito dal governo di Netanyahu." Nel frattempo, secondo Middle East Eye, la procura di Roma ha aperto un'indagine per sequestro di persona e detenzione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, che si trovavano a bordo di un'imbarcazione umanitaria battente bandiera italiana. Amnesty International ha definito l'intercettazione "sfacciata e illegale", sottolineando come essa evidenzi "le pericolose conseguenze di decenni di impunità per i continui crimini contro i palestinesi". Parole forti. Ma senza sanzioni, senza conseguenze reali, le parole restano parole.
Il punto che nessuno dice
C'è una domanda che i grandi media non fanno mai abbastanza forte: come fa Israele a sapere, su 175 persone a bordo di decine di navi diverse, esattamente chi prendere? I due erano da tempo oggetto delle attenzioni dell'intelligence. Il che significa che Israele disponeva di un dossier su di loro prima ancora che salpassero. Significa che c'è stata raccolta di intelligence, probabilmente condivisa con altri governi. Significa che la "sicurezza" è un pretesto, e l'obiettivo reale è la neutralizzazione politica degli organizzatori. La vicenda di Abukeshek e Ávila non è più solo una questione individuale. È diventata un caso politico e giuridico che mette in discussione principi fondamentali: la libertà di navigazione, il divieto di sequestro in acque internazionali, il diritto a non essere sottoposti a detenzione arbitraria e trattamenti inumani. Se un governo può prelevare due cittadini stranieri in acque internazionali, sbatterli in carcere con prove segrete e tenerli in isolamento senza accuse formali, mentre il mondo guarda e protesta senza agire — allora il diritto internazionale non è una tutela. È una scenografia. Thiago e Saif sono in carcere. Ma il vero prigioniero, in questa storia, è la nostra capacità collettiva di chiamare le cose con il loro nome.
FONTI - Il Fatto Quotidiano — profili di Ávila e Abukeshek, 1 maggio 2026 - Al Jazeera — "Who are the two Gaza flotilla activists abducted by Israel?", 3 maggio 2026 - Democracy Now! — testimonianza diretta membro flottiglia e moglie di Abukeshek, 4 maggio 2026 - Amnesty International — dichiarazione ufficiale sull'intercettazione della Global Sumud Flotilla, aprile 2026 - Euronews Italia — proroga detenzione al 10 maggio, 5 maggio 2026 - Osservatorio Repressione — analisi giuridica detenzione Ashkelon, maggio 2026 - La Regione (CH) — accuse Haaretz e condizioni di detenzione, 5 maggio 2026 - Times of Israel — comunicato Ministero degli Esteri israeliano, aprile 2026 - Jerusalem Post — operazione israeliana pianificata, dichiarazioni Ben-Gvir, maggio 2026 - Collettiva.it — indagine Procura di Roma, maggio 2026 - Wikipedia IT — precedente Mavi Marmara 2010 e Global Sumud Flotilla - Global Sumud Flotilla (sito ufficiale) — comunicato su detenzione e torture, maggio 2026