Quindici persone di Peru ed Ecuador si sono svegliate in un hotel di Kinshasa senza averlo scelto, senza parlare francese, senza conoscere nessuno. Non sono congolesi. Non hanno mai messo piede in Africa. Ma qualcuno ha deciso che il Congo fosse il posto giusto per loro. La domanda che i grandi media non fanno è: perché proprio il Congo? E soprattutto: cosa ci guadagna chi ha firmato quell'accordo?
Il fatto nudo e crudo
Nella notte tra giovedì e venerdì, i primi deportati sono atterrati a Kinshasa nell'ambito di un accordo tra USA e Repubblica Democratica del Congo. Il primo gruppo, che include sette donne, è composto da cittadini di Perù ed Ecuador. Tutti i deportati sono ritenuti avere protezioni legali concesse da giudici americani che li tutelano dal rimpatrio nei loro paesi d'origine. Tradotto: Washington non poteva mandarli a casa. Allora li ha mandati in Africa. Le autorità congolesi li hanno sistemati in un hotel vicino all'aeroporto per circa dieci o quindici giorni, in camere singole con servizi di base e sorveglianza della polizia congolese e di contractor privati. Nessuno di loro è cittadino congolese: vengono principalmente da Colombia, Perù, Cile e Guatemala. Gli USA hanno avviato il trasferimento; il Congo ha accettato di riceverli temporaneamente. Cosa succede dopo i quindici giorni rimane la grande domanda senza risposta.
Un sistema costruito per aggirare i tribunali
Questa non è una storia di emergenza migratoria. È una storia di ingegneria istituzionale. Quello che si sta costruendo, trasferimento dopo trasferimento e accordo dopo accordo, è un sistema di deportazione parallelo deliberatamente progettato per operare al di fuori dei vincoli dei tribunali americani, del diritto internazionale sui rifugiati e del principio fondamentale di non respingimento. Due ONG per i diritti umani — US Committee for Refugees and Immigrants e Human Rights Watch — hanno sottolineato che i migranti non hanno la possibilità di scegliere la loro destinazione. Questo mette a repentaglio il principio del non-refoulement, che vieta il trasferimento di persone verso paesi nei quali rischiano persecuzioni o trattamenti inumani. Il precedente più vicino? L'accordo UK-Rwanda, bloccato dalla Corte Suprema britannica nel 2023 proprio per violazione di questo principio. Trump ha trovato la strada alternativa: fare accordi con paesi che non fanno domande scomode. Gli USA hanno stretto accordi di deportazione verso paesi terzi con almeno sette altre nazioni africane. L'amministrazione Trump ha speso almeno 40 milioni di dollari per deportare circa 300 migranti in paesi diversi dal loro. I singoli paesi ricevono somme forfettarie che vanno da 4,7 a 7,5 milioni di dollari per accettare i deportati.
L'accordo segreto e la domanda che nessuno fa
I movimenti sociali congolesi non hanno usato mezzi termini per esprimere il loro rifiuto di questo accordo tra Kinshasa e gli Stati Uniti. L'intesa è segreta nei suoi dettagli. Perché il Congo ha detto sì? La risposta ufficiale è patetica: secondo quanto dichiarato dal governo congolese, l'accordo "si inserisce nel quadro dei suoi impegni internazionali e regionali per la tutela dei diritti dei migranti" e "riflette il costante impegno dello stato congolese a favore della dignità umana e della solidarietà internazionale". Dignità umana. In un paese dove l'est è in guerra, dove Goma è occupata dall'M23 dal gennaio 2025, dove ci sono milioni di sfollati interni. Quella frase suona come una barzelletta tragica. La risposta reale va cercata altrove. Dall'RDC si estrae il 70% del coltan mondiale, l'80% del cobalto e un decimo del rame. La Casa Bianca considera la creazione di catene di approvvigionamento sicure e stabili di questi elementi un'assoluta priorità per la sua sicurezza nazionale.
Il grande affare che si nasconde dietro i migranti
Mentre i media raccontano la storia dei deportati, c'è un altro accordo che merita attenzione. Gli Stati Uniti si impegnano a sostenere e supervisionare un processo di pace regionale. In cambio, il Congo promette di facilitare gli investimenti delle aziende statunitensi e di riservare loro l'accesso alle scoperte minerarie più promettenti, tra cui litio, cobalto e rame. L'accordo dà agli USA accesso preferenziale alle riserve minerarie congolesi, richiede al Congo di modificare le proprie leggi e potenzialmente la sua Costituzione, e dà a Washington un livello di controllo sulla gestione delle risorse minerarie attraverso la creazione di un meccanismo congiunto tra i due governi. Trump stesso, senza troppi giri di parole, ha dichiarato: "Ho fermato la guerra tra Congo e Rwanda. E mi hanno detto: 'Per favore, per favore, vorremmo che veniste a prendere i nostri minerali.' Il che faremo." Difficile essere più espliciti. Questi accordi fanno parte dell'approccio "trade not aid" o transazionale di Trump con l'Africa: trattare qualcosa in cambio di qualcos'altro, agendo su più piani contemporaneamente, pagare per stabilire i centri di deportazione, investire per avere accesso alle materie prime.
La Cina come nemico invisibile della storia
Per capire perché Washington vuole così disperatamente il Congo, bisogna capire chi lo controllava prima. Al momento del ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, le imprese cinesi controllavano circa l'80% della produzione mineraria congolese. Gli accordi segnano un'accelerazione degli sforzi americani per ottenere accesso ai minerali critici, un'industria dominata dalla Cina. Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia, nel 2024, la maggior parte della lavorazione globale di rame, litio, cobalto, grafite e minerali delle terre rare era effettuata dalla Cina. Il Congo non è solo un paese povero in guerra. È il più grande giacimento di materie prime strategiche del pianeta. Con oltre il 70% delle riserve mondiali conosciute di cobalto, il Congo sta cercando di posizionarsi come attore chiave nella transizione energetica globale. Secondo il Ministero delle Miniere della RDC, oltre il 90% del potenziale minerario del paese rimane non sfruttato, con un valore stimato superiore a 25 trilioni di dollari. Venticinque trilioni di dollari. Tenetelo a mente mentre leggete di quindici persone messe in un hotel a Kinshasa.
La voce di chi non viene ascoltato
La società civile congolese ha reagito con chiarezza. L'organizzazione Lucha ha affidato la sua denuncia al quotidiano locale Le Potentiel: "La vera solidarietà internazionale significa rifiutarsi di essere complice delle politiche xenofobe e disumanizzanti di un governo straniero. La RDC non onora i suoi impegni umanitari fungendo da discarica per le deportazioni di massa dell'amministrazione Trump. Lo fa difendendo un diritto alla migrazione basato su dignità, consenso e giustizia e non sulle dinamiche di potere tra stati ineguali". Sul fronte minerario, la resistenza è arrivata anche nei tribunali. Il 21 gennaio 2026, un collettivo di avvocati e difensori dei diritti umani congolesi ha presentato un ricorso alla Corte Costituzionale del Congo per contestare la costituzionalità dell'accordo. Gli avvocati sostengono che la partnership viola la Costituzione, poiché la modifica delle leggi richiede una revisione democratica e l'approvazione del parlamento congolese o dei cittadini tramite referendum. "Questa è una corsa ai minerali a qualsiasi costo", ha detto Jean-Claude Mputu, portavoce di una coalizione di organizzazioni della società civile chiamata "Le Congo n'est pas à vendre". "In questa corsa, gli stati africani e tutti i paesi che hanno minerali sono i grandi perdenti, perché non sono state fatte promesse sui diritti umani. Nessuna. I diritti umani, la giustizia e la protezione ambientale sono i grandi punti ciechi di questi accordi."
Il template del nuovo colonialismo
Questa storia ricorda qualcosa. Non è la prima volta che il Congo viene usato come pedina in un gioco di potere più grande. Il colonialismo belga avrà la sua coda con il regime change che portò Mobutu al potere e spedì Lumumba nel pantheon degli eroi anti-coloniali morti ammazzati. Motivo del contendere, sempre le risorse strategiche. In quel caso era in ballo il controllo dell'uranio custodito nel sottosuolo congolese, senza il quale non sarebbe stato possibile assemblare le atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Settant'anni dopo, cambia il minerale — da uranio a cobalto e coltan — ma la logica è identica. Il Congo produce le materie prime che alimentano il mondo moderno. Gran parte delle riserve mondiali di cobalto, coltan e litio si trovano nel Congo, trasformando milioni di tonnellate di roccia congolese in pacchi batteria ad alto valore che alimentano centinaia di miliardi di dollari di sviluppo negli USA, mentre i minatori guadagnano pochi dollari al giorno. Il fulcro del negoziato non è né la pace né la giustizia, ma il Regional Economic Integration Framework tra RDC e Rwanda: 26 pagine centrate su mining policy e supply chain. Di sicurezza degli esseri umani e delle comunità locali in pericolo costante non si parla in questi accordi. Né tanto meno si parla del ripristino della giustizia e dei diritti umani violati. Di libertà, pace, rispetto delle identità etniche e religiose non c'è traccia.
Quindici persone di Peru ed Ecuador dormono questa notte in un hotel di Kinshasa. Non sanno cosa succederà dopo quindici giorni. Non parlano la lingua. Non conoscono i loro diritti nel paese in cui si trovano. E i media mainstream titolano: "Accordo USA-Congo per la gestione dei flussi migratori." La vera notizia non è il destino di quei quindici. La vera notizia è che il Congo vale 25 trilioni di dollari di minerali, che Washington ha firmato un accordo segreto per avere accesso preferenziale a cobalto, coltan e rame, e che in cambio Kinshasa ha accettato di fare da parcheggio per i migranti indesiderati d'America. I migranti sono il rumore. I minerali sono la musica. E noi continuiamo ad ascoltare solo il rumore.
Fonti utilizzate - Nigrizia.it — *RD Congo: la società civile respinge l'accordo con gli USA sui migranti* (aprile 2026) - Rivista Missioni Consolata — *USA-RDC: Respingimenti intercontinentali* (aprile 2026) - Africa Rivista — *Accordo Washington-Kinshasa: anche la RD Congo accoglierà i migranti espulsi dagli USA* (aprile 2026) - Al Jazeera — *Fifteen South American people deported from the US arrive in DR Congo* (aprile 2026) - PBS NewsHour — *About 15 Latin American people deported to Congo by the U.S.* (aprile 2026) - Verite News — *Immigrant who was detained in Louisiana deported to the DRC* (aprile 2026) - Fortune Italia — *Corsa ai minerali: il Congo nel mirino americano* (gennaio 2026) - Nigrizia.it — *RD Congo: accordo di Washington, i minerali corrono più della pace* (febbraio 2026) - Vatican News — *RD Congo, i minerali sempre più al centro delle contese geopolitiche* (febbraio 2026) - Common Dreams — *As US Firms Secure Deals for Congo's Minerals, Its Citizens Fight Back in Court* (febbraio 2026) - Mongabay — *Scrutiny grows over DRC-US minerals deal* (febbraio 2026) - Capital B News — *Congo Miners Keep Dying for Minerals That Power U.S. Tech* (marzo 2026) - Il Fatto Quotidiano — *Gli USA mettono le mani sui giacimenti del Congo* (luglio 2025) - Il Manifesto — *Per il Congo un accordo di pace molto minerario e poco umanitario* (gennaio 2026) - Focsiv — *Le deportazioni di migranti in Africa dagli USA e le "soluzioni" dell'UE* (settembre 2025)